Fare qualcosa, o cliccare e basta.

Bellissima/coraggiosissima/lodevolissima iniziativa da supportare 🙂

Non ci resta che leggere

A parole, sono tutti stanchissimi di non poter prendere decisioni su niente, di non far parte di qualcosa, di non poter decidere se non chi è che deciderà.

Nei fatti, è necessario prendere posizione e darsi un attimo da fare.

A me piacciono in maniera particolare quelle situazioni in cui ti viene in mente un progetto piccolo piccolo, e poi lo rilanciamo fino a quando tutti dicono: no, impossibile! E poi riesci a metterlo in campo.

Questo fondamentalmente perchè sento che c’è bisogno di fare, e magari fare cose belle e interessanti.

Stavolta è con Eliselle, al secolo Elisa Guidelli, che ci siamo messi in testa di costruire una cosa che non esisteva e che se nessuno ci si mette non nascerà certo da sola.

Una cosa piccola piccola: un Festival del Libro per ragazzi e bambini, a Sassuolo, il 25 e il 26 maggio.

L’idea è quella di riportare…

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19dodici94 vs 12dodici12

Quei momenti talmente grandi e belli, che il cervello va in tilt. Il cuore sbatacchia nella cassa toracica ma a te pare si sia fermato. Il mondo intorno si cristallizza, balza avanti, torna indietro, boh. L’istante diventa eterno e dopo un attimo è passato. Esagero? Non esagero.

Eli-Giorgia

Eccole lì, le mie nipotine.

Spetta, non tutte quante, eh. Questa qui, al di qua del vetro. E quella al di là, con la copertina rossa. Le due più belle, insomma.

Mi trovo lì con il mio fratellone di mezzo a guardare la piccola Giorgia, nata da appena una decina di ore, che sonnecchia nella sua prima culla – o la seconda, se vogliamo essere filosoficopoetici. Come se già questo non fosse abbastanza intensoprofondomegafantabuloso. E dopo poco arriva il fratellone più one con la “piccola” Elisa, diciott’anni la prossima settimana (che ormai è domani). Ci saluta sorridente, e si appiccica euforica al vetro a guardare la nuova arrivata.

“Oddio.”

Bum.

“Diciott’anni fa c’era lei, dietro al vetro.”

Eccolo.

“E io, euforica, appiccicata.”

Il momento.

La mia nipotina è grande. Io sono grande. Non so neanche io quale dei due pensieri abbia prevalso sull’altro. Forse è stata la loro lotta intestina a causare la paralisi del mio intero corpo ad eccezione dei dotti lacrimali. Il primo campanello d’allarme dei trenta che si avvicinano inesorabili, e l’ultima conferma che devo smettere di regalare peluche e collanine ad una ragazza che tra un po’ prenderà la patente, e che tra altri diciott’anni, fermandosi in prossimità delle strisce pedonali, mi vedrà attraversare la strada appoggiata al mio tripode, inveendo in pessimo genovese contro i ragazzini sugli hoverboard.

 

SenzaSic.

Oggi è un anno. Martedì era il giorno di Revolver SuperSic, e su Virgin Radio l’hanno voluto ricordare.

Sono entrata in ufficio in ritardo per ascoltare tutta la clip. Sono rimasta in auto. E c’era un po’ di sole. E avevo una maglietta con gli strass.

Chiamatemi romantica, ma quando ho alzato gli occhi e ho visto quello che stava succedendo nell’abitacolo, mi è scesa la lacrima.

Questa mi mancava

E’ il compleanno di Google. Evviva!

Manco a dirlo (ecco, mi sono bruciata un buon titolo) il Mootore di Riicerca s’è autodedicato un “doodle”, quei cosi animati che ogni tanto si trovano in home page. Ho spento clandestinamente le candeline di una torta non mia, e sono stata reindirizzata ad un cataclisma spazio-temporale: Google che si ricerca da solo.

Per chi non avesse capito nulla -e non lo biasimo- approfondisco: cliccando su una di queste animazioni si viene di norma trasferiti ad una pagina di ricerca Google, che ha come parole chiave il celebrato del giorno. In questo caso, il celebrato è Google. Quindi Google ha googlato “Google”. Googlam- ehm, giustamente.

Mi pare ovvio che i risultati di una ricerca del genere siano pagine “ufficiali” del carrozzone G. In prima pagina abbiamo una panoramica sui servizi principali (News, Maps, Immagini, Traduttore…), poi c’è la sezione “News for Google” (in cui tra l’altro apprendo che il capo della sezione brasiliana di Google è detenuto per il caso Youtube, e che esiste un tour dell’oceano a 360°: da approfondire). I risultati che seguono sono Google (tee-hee-hee), Google Maps, Google Translate, Google Earth, Google Images, e a fondo pagina Google Adwords (non una buona pubblicità per un servizio che dovrebbe bumparti tra i primi risultati).

A pagina due, un tot di altra roba google-related: Google Toolbar, Gmail, Google su Wikipedia, Google su Twitter, Google Docs, Google Videos. Tutto normale.

A pagina tre, altri servizi di Google. Personalmente, sono cose che non avevo mai sentito neanche nominare. Google Chat: uh, non lo sapevo. Google Blog: ah già, blogspot. Google Code: strumenti per lo sviluppo. Boh. Google Scholar: letteratura scolastica. Forte! Google Drive: ci salvi i documenti. Picasa: sì, lo conosco.  Google Checkout: eh? Ah, compri cose… mah. E il penultimo link, proprio sopra Google Reader (non scoprirò mai cos’è), è la pagina più stupida che abbia mai visto.

Premetto che amo la stupidità. Quindi plaudo questa iniziativa. Il sito ha un dominio strano: “http://lmgtfy.com/“. lmgtfy? Che accidenti vuol dire?

Ve lo dico io: vuol dire “Let me google that for you”.

Provatelo e sappiatemi dire.

E sappiatemi dire anche cos’è Google Reader!

Manco per finta

Ultimamente, ho questa sensazione.


La sensazione che guardare in tv una partita di campionato (A, B o giù di lì) sia un po’ come andare al cinema.

Compri il biglietto… o il decoder… insomma, acquisti il diritto di accedere all’evento, ti siedi comodo comodo in sala (anche se in casa tua, presumibilmente, nessuno ti prende a calci lo schienale del divano), ti sorbisci un po’ di pubblicità, sgranocchi due popcorn, e ti appresti a goderti lo spettacolo (sempre che tu sia tra i fortunati tifosi di squadre che fanno del bel gioco il loro obiettivo settimanale).

Nonostante io abbia una media di cinque visite al mese, voglio parlare alle masse: immaginiamo che qualcuno di voi non sia classificabile come “tifoso” ma piuttosto si riconosca nel termine “simpatizzante” o ancor meglio (per lui) nella locuzione “estraneo ai fatti“: per farvi capire cosa prova un vero ultras durante un match sabatodomenicale, immaginate di far rosolare il raccapriccio di Clarice davanti alla follia glaciale di Hannibal con un filo di estasi da “ascolto in diffusione de Le Nozze Di Figaro” nel carcere di Shawshank, aggiungete l’epicità dei Nove che lasciano Minas Morgul cavalcando nella notte in cerca dell’Unico Anello, impiattate guarnendo con qualche accettata orrifica alla Jack Torrance (che non guasta mai) e spolverate il tutto con lo stupore fanciullesco della psichedelia di Pandora (in alternativa può andare bene anche una spruzzata di soddisfazione spensierata, facilmente ricavabile dalle esplosioni a catena di un comune action movie). Servire ben caldo. Conservare gli avanzi in freezer e scongelarli in caso di turno infrasettimanale.

Più ci penso e più me ne convinco: come al cinema, sei lì incollato allo schermo chiedendoti “come andrà a finire?“, ipnotizzato a tal punto da dimenticarti che in realtà è tutto già scritto. Attori, sceneggiatori, registi, persino i fotografi di scena e i truccatori: tutti conoscono il finale. L’hanno deciso e filmato mesi fa. Accidenti, lo sanno pure i doppiatori come va a finire, che non hanno manco letto il copione originale. E te sei lì, a pensare che se scambi la poltrona con quello di fianco magari puoi riallineare il cosmo con il tuo super-io e cambiare il corso degli eventi, ad immaginare che se chiudi gli occhi forte forte può darsi che quando li riapri sarà tutto diverso, a sognare di poter fare in qualche modo la differenza.

Nah. Non ci casco più.

“Lo sport è l’insieme di quelle attività, fisiche e mentali, compiute al fine di intrattenere chi le pratica o anche chi ne è spettatore.” (Wikipedia)

Facebook, invece, non mi manca

San Valentino mi rende logorroica, sembrerebbe. D’accordo, più del solito. Ecco, l’ho detto, spiritosoni.

Sono passati quattro mesi dal mio abbandono a quel roboante e pazzerello social che è Facebook. Non lo sapevate? Sapevatelo. Nel mio autoimposto ruolo di cavia umana, mi sento di potervi rassicurare: si sopravvive senza problemi.

Certo, i collaterals esistono sempre: se qualcuno di voi vuole tentare il grande salto, deve tenere in conto un paio di cosette.

Prima di tutto, il 95% di quelli che fino a ieri catalogavate come “Amici” rientrerà di prepotenza nella dimenticata categoria “Conoscenti”. E non è cosa da poco, per voi che vi vantavate di avere una compagnia di 500+ persone. Uno dei risultati di questo ricollocamento è che per sapere se il criceto del cugino di un vostro compagno delle elementari ha superato il delicato intervento alla zampina, sarete costretti a dargli un colpo di telefono (al criceto). Oppure a chiedere per strada ad un amico- pardon, conoscente comune. Niente più ficcaggi di naso nelle quotidiane faccende altrui. Per mantenere i contatti, riprenderete a telefonare a persone delle quali non ricordate neanche più la voce, e scriverete mail ad indirizzi di lavoro.

Preparatevi psicologicamente a venire tagliati fuori da numerosi eventi sociali (cene, concerti, partite a Risiko), d’altra parte non tutti si prendono la briga di contattarvi in maniere alternative. Mentre prima eravate costantemente informati su eventi che definire poco significativi sarebbe credito eccessivo, ora vi sfuggiranno matrimoni, nascite, traslochi e separazioni.

Dovrete cercarvi i video divertenti su Youtube da soli, e credetemi, a quel punto cascare nel “vorrei non averlo visto” è un attimo. E non contiamo gli incredibili scoop politico-religiosi occultati dai mezzi di informazione e dall’opprimente censura della società d’oggigiorno, dei quali non avrete notizia. Sorry, senza quelle preziose opportunità volte ad aprirvi gli occhi resterete ciechi a vita.

Ma a questo punto, come tanti mi hanno chiesto, chi accidenti te lo fa fare? Ebbene, nascosto tra la sensazione di totale abbandono e la prepotente astinenza da Like, si cela il bello della faccenda. Magari non basta a rassicurarvi, ma sappiate che quel 5%, sfuggito alla ricollocazione per meriti individuali, non svanirà nel nulla. A seconda dei casi li incontrerete per strada o nei luoghi di lavoro, oppure rimarrete in contatto tramite uno dei metodi obsoleti già citati in precedenza, e in quelle occasioni vi ritroverete a dialogare. Cosa che, ne sono ragionevolmente certa, avevate smesso di fare dal giorno in cui avete cliccato su “Add as friend”.